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7 Maggio 1999

Bedřich Smetana - Trio in sol minore, per pianoforte, violino e violoncello op. 15

 

Il Trio in sol minore di Smetana

 

Smetana venne maturando il proprio stile compositivo negli anni Quaranta, sotto l'influenza dei grandi poemi sinfonici di Liszt e Berlioz. Patriota convinto, partecip˛ ai moti insurrezionali del 1848, che lo videro arruolato nella guardia nazionale, e bas˛ la propria ideologia culturale sul fondamento delle tradizioni musicali del proprio Paese, la Boemia: egli divenne il padre della musica boema e il promotore di una corrente nazionalistica cŔca non sottomessa all'egemonia delle culture musicali straniere. La sua opera pi¨ nota, il ciclo di poemi sinfonici intitolato MÓ Vlast (La mia patria), Ŕ il documento pi¨ felice di questa volontÓ di conciliare musica colta e tradizione popolare, spirito sinfonico ed epopea nazionale: intenti che ispirarono anche le sue opere teatrali, dove la freschezza della vita dei villaggi contadini si armonizza con le leggende popolari autoctone e si fonde con le vicende storiche, patriottiche.

Se il nome di Smetana acquist˛ risonanza internazionale nei campi del poema sinfonico e dell'opera, i tratti caratteristici del suo stile si ritrovano anche nella produzione cameristica, non cospicua ma ben individualizzata. Di essa fa parte, accanto a due successivi Quartetti per archi, un unico Trio con pianoforte, in sol minore op. 15, che risale al 1855 e fu originato da un avvenimento luttuoso: la morte della figlia Bedriska, di soli quattro anni e mezzo di etÓ. ╚ un'opera che nel suo programma autobiografico si configura come un'intima confessione, intrisa di sottili tenerezze, immediata negli stati d'animo, ma energica e compatta, filtrata attraverso una chiara disciplina formale.

La dignitÓ e la compostezza dominano anche nei momenti pi¨ amari e dolenti, per tradursi in un discorso non convenzionale, dall'andamento rapsodico, ma classicamente equilibrato.

Ne Ŕ dimostrazione il piano costruttivo. Il Trio presenta al primo posto un movimento lento, Moderato assai, che si apre con un recitativo del violino solo nel registro grave: un lamento carico di tensione e di malinconia, a cui fanno eco, sviluppandolo, il pianoforte e il violoncello. Questo tema principale, simbolo del rimpianto, Ŕ anche l'elemento che collega tra loro i vari episodi dell'opera ritornando, trasformato nel ritmo e variato nell'armonia, in tutti e tre i movimenti. Lo sviluppo ha un energico slancio drammatico, sottolineato dalla cupa tonalitÓ di sol minore, e viene interrotto da rapide improvvisazioni solistiche, quasi fuggevoli reminiscenze di carezze e di gesti infantili.

Lo Scherzo che segue Ŕ in forma di rond˛. Figure motiviche derivate dal tema del primo movimento si intrecciano con due episodi alternativi: il primo calmo e disteso (Andante), il secondo nel modo di una marcia funebre (Maestoso). Anche il Finale (Presto) si richiama alla forma del rond˛. I temi sono ritmicamente marcati e incalzanti come in una danza macabra, quasi agitati dallo spettro della morte; invano si ripresentano, a scacciare l'ispirazione programmatica, i ricordi lieti e le nuove reminiscenze del tema principale, ora in "Grave". Ma quando la tensione ha raggiunto il suo culmine, l'atmosfera improvvisamente si rasserena e il canto si fa vigoroso e quasi affermativo, cancellando il cupo sol minore con una coda giubilante in maggiore.


AndrÓs Schiff, Yuuko Shiokawa, Boris Pergamenschikov
Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Stagione di musica da camera 1998-99