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6 Aprile 2004

Edvard Grieg – Peer Gynt (musiche di scena op. 23, per soli, coro e orchestra, dal dramma di Henrik Ibsen)

 

Edvard Grieg – Peer Gynt (musiche di scena op. 23, per soli, coro e orchestra, dal dramma di Henrik Ibsen)

Da uno scenario di Ingmar Bergman, tradotto e adattato da Sergio Sablich


PRIMA PARTE

Prologo

Ninna-nanna di Solvejg

 

Atto I

 

Preludio – Le nozze

Halling

Springar

 

Atto II

 

Preludio (Il ratto della sposa. Lamento di Ingrid)

Peer Gynt e le mandriane

Peer Gynt e la donna vestita di verde

Peer Gynt:"Dal cavallo si riconosce il cavaliere"

Nella sala del Re della montagna

Danza della figlia del Re della montagna

Peer Gynt inseguito dai troll

Peer Gynt e il Gran Curvo

 

Atto III

 

La morte di Åse

 

SECONDA PARTE

 

Atto IV

Preludio (Mattino)

Il ladro e il ricettatore

Danza araba

Danza di Anìtra

 

Serenata di Peer Gynt

Peer Gynt e Anitra

Canzone di Solvejg

Peer Gynt davanti alla statua di Memnone

 

Atto V

Preludio (Ritorno a casa di Peer Gynt. Sera tempestosa sul mare)

II naufragio

Canzone di Solvejg nella capanna

Scena notturna

Inno di Pentecoste:"Benedetto sia il giorno"

Epilogo

Ninna-nanna di Solvejg

 

PRIMA PARTE

 

PROLOGO

 

NINNA-NANNA DI SOLVEJG

 

Solvejg

Dormi, mio dolce bambino,

ti cullerò, ti veglierò...

Nel mio grembo ha ascoltato il canto,

con me ha giocato tutta la vita.

Ora vuole stare stretto al seno di sua madre,

che Dio lo benedica!

AI mio petto lo lascio riposare,

per tutta la vita. Ora è tanto stanco.

Dormi, mio dolce bambino.

Dormi, dormi!

Ti cullerò, ti veglierò...

Dormi, dormi...

 

ATTO I

Peer, Peer, queste son frottole! Son tutte bugie! Non ti vergogni di mentire a tua madre Åse? Prima te ne vai per tutto un mese sui monti a cacciare la renna,quando sarebbe il tempo di falciare il fieno; poi ritorni a casa tutto stracciato, senza fucile, senza selvaggina... e alla fine vorresti farmi mandar giù a occhi aperti le tue stupide fandonie di cacciatore!... Peer, tu sei perduto, perduto!...

 

PRELUDIO – LE NOZZE

Non è cattivo, quello scapestrato di Peer Gynt: nella furia dei suoi vent'anni è solo un vagabondo irrequieto e un irresistibile bugiardo. Vuole bene alla mamma, la piccola, fragile Åse, anche se lei lo rimprovera sempre: così per liberarsene a un certo punto il giovane posa la madre scalciante sul tetto di un mulino e là l'abbandona. Ma non ha molta voglia di lavorare, Peer, e perciò la poca terra lasciata dal padre scialacquatore rischia di non rendere nulla. Peer sogna, sogna a occhi aperti. Fantasia e realtà in lui si confondono.Tra una fuga da casa e l'altra ha corteggiato Ingrid, la figlia di un ricco possidente, ma poi se n'è stancato. Ora Ingrid si sposa con un altro e Peer, per ripicca, si presenta tutto stracciato e sporco alla cerimonia. Non è ospite gradito, certo, ma lo faranno entrare alla festa. (Sulla musica che attacca) Ecco, incominciano a ballare lo halling nel cortile... Accidenti, quante belle ragazze! Sentilo, il bravo Giorgi con il suo violino! Lo fa cantare e sfavillare come una cascata!


HALLING

Ma chi è quella fanciulla dalle trecce d'oro sul capo nel suo bel grembiule bianco? Guarda in terra con timidezza e si tiene stretta alla gonna di sua madre... Ehi tu, ragazza, dai, vuoi ballare con me? La mamma non vuole? La mamma? Sei ancora in fasce? Già, sei quasi una bambina. Quanti anni hai? (cambiando improwisamente tono) Dimmi come ti chiami... (breve pausa, come trasognato) Solvejg... (ripete quasi con angoscia) Solvejg...

Balla con me, Solvejg!


SPRINGAR

ATTO II

Peer è rimasto incantato dalla dolce, pura Solvejg, ma non per questo rinuncia a mettere in atto il suo diabolico piano: rapire e possedere la ricca sposa, Ingrid, che d'altra parte si fa rapire volentieri. Oh, non durerà tanto."Vattene via!" - le grida un giorno Peer di pessimo umore - "Lasciami in pace! Vattene per conto tuo! (tace per un attimo, poi esclama) Al diavolo tutti i ricordi! Al diavolo tutte le donne, tranne una... E quell'una non sei tu! E allora che cosa vale il resto? Vattene, vattene, torna da tuo padre!".


PRELUDIO (IL RATTO DELLA SPOSA. LAMENTO DI INGRID)


E Peer se ne va per sempre, lasciando la povera Ingrid ai suoi tormenti... Se ne va sulla montagna, per sfuggire la vendetta della famiglia di Ingrid che già gli sta alle calcagna, armata di fucili e bastoni. Si arresta in cima a un pendio:"Questa sì che è vita! Ho la forza di un orso! Distruggere tutto, fermare l'acqua della cascata, svellere gli alberi e le loro radici! Questo è vivere: al diavolo tutte le sciocche ipocrisie!". (Pausa) Le ombre son diventate lunghe, è la fine del giorno. Lungo il suo cammino Peer incontra tre strane donne mandriane abbandonate dai loro fidanzati e desiderose di colmare il loro giaciglio vuoto.


PEER GYNT E LE MANDRIANE

Le tre mandriane

Ehi! Trond del Valfjeld! Bard e Kaare! Canaglie di troll! Volete dormire fra le nostre braccia?

 

Peer

Con chi ce l'avete?

 

Le tre mandriane

 Con i troll! I troll.

 

La prima

Vieni, o dolce!

 

La seconda

Vieni, o violento!

 

La terza

Nella nostra baita i giacigli sono vuoti!

 

La prima

Violenza è dolcezza!

 

La seconda

E dolcezza è violenza!

 

La terza

Se non ci sono i ragazzi, ci divertiamo con i troll!

 

Peer

E dove stanno i ragazzi?

 

Le tre (ridendo)

Non possono venire!

 

La prima

Il mio mi chiamava cugina e fidanzata. Poi ha sposato una vedova anziana.

 

La seconda

II mio s'è preso una zingara nel nord. Ora son tutt'e due diventati barboni.

 

La terza

Il mio ha sgozzato il nostro piccolino. Ora la sua testa ghigna in cima a un palo.

 

Le tre

Trond del Valfjeld! Bard e Kaare!Volete dormire fra le nostre braccia?

 

Peer

Sono un troll a tre teste!

 

Le tre

Sei proprio da tanto?

 

Peer

Certo meglio dei vostri babbei!

 

Le tre

Alla baita, alla baita!

 

La seconda

Abbiamo idromele!

 

Peer

Lasciatelo scorrere!

 

Le tre

Stanotte nessun letto resterà vuoto.

 

La seconda

Questo crepita e sfavilla come un ferro rovente!

 

La terza

Come occhi di bimbo in fondo a un lago nerissimo!

 

Le tre

Trond delValfjeld! Bard e Kaare! Canaglie di troll! Volete dormire fra le nostre braccia?

 

Peer

Triste l'umore...calda la brama... Nell'occhio il riso... in gola il pianto...

 

Peer, che dopo una notte d'orgia si è lasciato alle spalle anche le tre strane mandriane, continua la sua fuga verso la montagna. Favole, maledette menzogne! Maledette fandonie e bugie! (con enfasi) Peer Gynt, la tua origine è grande e tu sarai grande un giorno! (Pausa) E' notte, ora. Le stelle brillano attraverso il fogliame, gli uccelli cantano sui rami.

 

PEER GYNT E LA DONNAVESTITA DI VERDE

Una donna vestita di verde che cammina sul poggio gli appare improvvisamente davanti. Peer subito la segue facendo gesti da innamorato. La corteggia, la seduce, le promette di sposarla. Ed ecco che la donna, che si proclama figlia di re, chiama a gran voce il suo cavallo nuziale: è un maiale con una corda per briglia e un vecchio sacco per sella. I due fidanzati saltano in groppa e via al galoppo per i monti! Dal cavallo si riconosce il cavaliere!

 

PEER GYNT:"DAL CAVALLO SI RICONOSCE IL CAVALIERE"


La donna vestita di verde era la figlia del vecchio di Dovre, il re della montagna. E quando Peer si presenta a lui, gli spiriti della montagna, troll e coboldi, gnomi e folletti, si accalcano minacciosi per punire il seduttore.


NELLA SALA DEL RE DELLA MONTAGNA

 

Coro dei troll

Fatelo a pezzi! Quel cristiano ha sedotto la più bella delle figlie del vecchio re di Dovre. Fatelo a pezzi!

 

Un giovane troll

Gli taglio le dita?

 

Un altro

Gli strappo i capelli?

 

Un giovane troll

Gli voglio mordere le cosce!

 

Una strega troll

Mettiamolo a bollire in salamoia!

 

Un'altra

Arrostiamolo allo spiedo oppure cuociamolo in umido!

 

Coro

Fatelo a pezzi!

 

Il re della montagna è però pronto a perdonare e Peer accetterà di diventare un troll: dovrà bere di buon grado la coppa di idromele, togliersi pantaloni e mettersi sul sedere la coda dei troll.Intanto chiede alla figlia di danzare per lui la danza di Dovre.


DANZA DELLA FIGLIA DEL RE DELLA MONTAGNA

Peer, pur divertendosi un mondo a quelle scenette gassose, non è disposto a rinunciare oltre alla propria dignità: quando apprende che per diventare un troll, invece di essere se stesso, dovrà far suo motto "accontentati d'essere come sei", decisamente rifiuta. Il re, indignato, gli scatena addosso la vendetta dei giovani troll.

 

PEER GYNT INSEGUITO DAI TROLL

 

Peer

Lasciatemi, ragazzacci infernali!

 

Coro femminile

Coboldi! Folletti! Mordetegli il sedere!

 

I troll

Tappate ogni buco!

 

Un troll di corte

Vedi come si divertono i piccini?

 

Peer

Vattene, sporcaccione!

 

Un troll di corte

Come osi? E' di sangue reale!

 

Peer

Un buco per topi!

 

I troll

Tappatelo, folletti!

 

Peer

Sono peggio dei vecchi, questi qua.

 

I troll

Fatelo a pezzi!

 

Peer

Oh, se fossi un topo!

 

I giovani troll

Chiudetelo in cerchio!

 

Peer

Oh, se fossi un pidocchio!

 

I troll

Chiudetelo in cerchio! A pezzi, a pezzi, a pezzi... E ora sugli occhi, via! A pezzi, a pezzi, a pezzi...

 

Peer

Mamma, soccorrimi tu: io muoio!

 

Al rintocco lontano delle campane la sala è crolla i troll sono fuggiti precipitosamente e tutto impro visamente sparisce. Ora è buio fitto, buio assoluto

 

(Pausa)

 

(Con solennità) E nel fitto delle tenebre Peer Gynt incontrò sulla sua strada il Gran Curvo.

 

 

PEER GYNT E IL GRAN CURVO

 

Peer

Rispondi! Chi sei?

 

Una voce nelle tenebre

Me stesso.

 

Peer

Lasciami passare!

 

La voce

Fa' il giro, Peer! C'è tanto spazio nella pianura.

 

Peer

Chi sei?

 

La voce

Me stesso. Puoi tu dire altrettanto?

 

Peer

Dico quello che mi pare. Ma chi sei, tu?

 

La voce

Me stesso.

 

Peer

Una risposta idiota che non vuoi dir nulla. Chi sei, allora?

 

La voce

Il Gran Curvo.

 

Peer

Oh, oh! Ne so meno di prima. Scostati, Curvo!

 

La voce

Fa' il giro, Peer!

 

Peer

Voglio andar diritto! Ehi, ma sei solo o con altri?

 

La voce

Unico e solo. Il Curvo che è morto, e il Curvoche è vivo.

 

Peer

Che tu avanzi o tu arretri, la via è ugualmente lunga. Che tu vada o tu venga, la via è ugualmente stretta. E' qui, ed è là! Insomma, chi sei?

 

La voce

Il Curvo.

 

Peer

Né morto, né vivo.Viscido, nebuloso, senza neppure una forma. Dai, colpiscimi se ne hai il coraggio!

 

La voce

Il Curvo non colpisce.Il Gran Curvo vince senza lottare. Il Gran Curvo vince sempre con la dolcezza.

 

Grida di uccelli (coro invisibile)

Viene, Curvo?

 

La voce

Cederà, un poco per volta.

 

Grida di uccelli (coro invisibile)

Venite, sorelle, dovunque voi siate!

 

Peer

Se vuoi salvarmi, fanciulla, affrettati! Non chinar gli occhi, non abbassare il capo! Buttagli in faccia il libro di preghiere!

 

Grida di uccelli (coro invisibile)

 Vacilla!

 

La voce

E' nostro!

 

Grida di uccelli (coro invisibile)

Sorelle, accorrete!

 

Peer

E' troppo caro riscattarsi la vita se per vivere c'è tanto da soffrire!

 

Gli uccelli (coro invisibile)

Ecco, è caduto! Ora, Curvo, prendilo, prendilo!

 

Il Curvo

Era troppo forte. C'erano donne al suo fianco.


"Era troppo forte. C'erano donne al suo fianco". Sì, è stata la dolce Solvejg a salvarlo con un suono purificatore di campane,e con lei la madre Åse, che lo aspetta, teneramente, e per l'ultima volta. Nel tettuccio da bambino di Peer la moribonda Åse invoca la fine, che sente imminente. Peer, il sognatore, lo sa e torna a casa da lei per un ultimo saluto.

 

ATTO III


LA MORTE DI ÅSE (PRELUDIO)

Peer, tornato il bambino del tempo delle favole, finge di accompagnare la madre in viaggio verso il castello fatato: messosi a cassetta sulla sponda del letto, impugna una bacchetta e immagina di condurre sua madre in slitta, lassù, alla festa. (Con tono di chi racconti una favola) Vedi quello sfolgorio di luce, mamma? Sono le finestre e le porte del castello. Senti la musica da ballo? San Pietro è là sulla soglia e ti invita ad entrare. Ci offre un vino squisito, e anche tanti dolci. Noi potremo stare insieme ogni volta che lo vorrai. Sì, sarà davvero una gran bella festa! Eccolo laggiù il castello. Fra poco il viaggio sarà finito. Lascia fare a me, mamma. Hop, affrettati, Moro! C'è una gran folla al castello; s'accalcano alla porta e gridano: "Arriva Peer Gynt con sua madre". (Con tono fra il sorpreso e il risentito) Come sarebbe a dire, signor San Pietro? La mamma non può entrare? Ti dico che puoi cercare un pezzo prima di trovare un cuore così buono. Non parlo di me, io posso anche tornarmene indietro. Ma lei, dovete onorarla e trattarla come si deve, perché nessuno migliore di lei verrà quest'oggi al castello. Oh, eccolo, il Padre Eterno in persona! San Pietro, ora sentirai cosa ti dice! (con voce profonda) "Non darti tutte quelle arie da maggiordomo! Mamma Åse ha ingresso libero al castello!". (ilare) Ha, ha, non te l'avevo detto? (sgomento, tornando improvvisamente alla realtà) Ma perché mi guardi con gli occhi velati? Mamma, non mi vedi? Non sgranare gli occhi in quel modo! Parla, mamma: sono io, il tuo Peer! (Pausa. Poi con voce smorzata) Già... Riposati pure, mamma. Ora il viaggio è finito.

 

LA MORTE DI ÅSE (POSTLUDIO)

 

SECONDA PARTE

 

ATTO IV


PRELUDIO (MATTINO)

Peer è fuggito, ha lasciato il paese natio per andar lontano, verso il mare, e più lontano ancora. E' andato per il mondo in cerca di fortuna. E la fortuna gli ha accordato i suoi favori. E' diventato ricco, molto ricco, con i mestieri più incredibili, mercante di schiavi negri, trafficante di opere d'arte, finanziatore di missioni, armatore. Lo ritroviamo sulla costa sud-ovest del Marocco, un bell'uomo di mezza età elegantemente vestito, in compagnia di quattro avventurieri, con i quali progetta nuove imprese. Ma i quattro bricconi, approfittandosi della sua ebbrezza, si impadroniscono del suo panfilo con  tutto il tesoro dentro e si allontanano a tutto vapore: Per poco. Il panfilo prende fuoco in mare e si inabissa. La folgore del castigo, pensa Peer. Ora però dovrà ricominciare da capo. E come? Quando le cose sembrano mettersi male per lui, ecco che un mattino nel deserto dell'Arabia trova i ricchi abiti, i gioielli e il cavallo bianco dell'imperatore, che un ladro e un ricettatore hanno abbandonato fuggendo. Ecco, sir Peer... imperatore turco calla testa ai piedi!

 

L LADRO E IL RICETTATORE

Il ladro

Le lingue delle lance scintillano e si leccano baffi, ahi, ahi!

 

II ricettatore

Io già sento la mia testa ballare sulla sabbia!

 

II ladro

Mio padre era ladro: il figlio deve rubare.

 

Il ricettatore

Mio padre era ricettatore: il figlio deve ricettare.

 

Il ladro

Devi accettare la sorte: devi essere te stesso.

 

Il ricettatore

Sento passi tra i cespugli. Scappiamocene via.

 

Il ladro

Profonda è la caverna e grande è il Profeta!

Ora Peer, vestito con gli abiti orientali del sultano, è finito in mezzo a un'oasi nel deserto. Nella tenda di un capo arabo, disteso su cuscini, beve caffè e fuma una lunga pipa. La figlia del capo, la bella Anitra, e un gruppo di fanciulle danzano e cantano per lui.

 

DANZA ARABA

 

Coro femminile

Il Profeta è arrivato! Suonate, flauti e tamburi! Il Profeta, ricco di ogni saggezza, è arrivato fra noi cavalcando su un mare di sabbia! Il Profeta, l'infallibile, è arrivato navigando su un mare di sabbia! Il Profeta è arrivato!

 

Anitra

Il suo corsiero è bianco come il latte che scorre nei fiumi del Paradiso! Inginocchiatevi! I suoi occhi sono stelle che brillano dolcemente. Ma quale creatura terrena può sopportare lo splendore folgorante che la colpisce?

Dal deserto è arrivato. Oro e perle rimbalzano sul suo petto. Dove appare,gioia e luce appaiono, dove non appare, tenebra e carestia rendono tutto deserto. Lui, l'eccelso, è arrivato! La Kaaba è vuota ormai, lui stesso l'aveva predetto!

 

Coro femminile

Il Profeta è arrivato! Suonate, flauti e tamburi!...ecc.

 

Peer viene dunque preso per il Profeta: è ben vero che nessuno è Profeta nel proprio paese!

 

DANZA DI ANITRA

Anìtra, che ha danzato per lui, sembra invaghita dello straniero, soprattutto a dire il vero dei suoi tesori, e neppure lui è insensibile al fascino femminile un po' bizzarro di lei.Al chiaro di luna, con una chitarra araba in mano, Peer le canta una serenata.

 

SERENATA DI PEER GYNT

Peer

Ho chiuso il mio Paradiso e mi son portato via la chiave. Ho preso il mare con il vento del nord mentre le belle donne sulla riva piangevano la mia partenza.

Verso sud la rotta della nave ha tagliato l'acqua del mare salato. Dove le belle palme superbe ondeggiano, coronando la baia sul mare, ho bruciato la mia nave.

Sono montato sulla nave del deserto, la nave a quattro zampe, che schiuma sotto le frustate. Sono un uccello leggero, prendimi! Cinguetto sulla cima di un ramo.

Anitra, ora lo so: tu sei vino di palma! Neanche il cacio di capra d'Angora è dolce come te! Anitra, come te! Anitra, come te!

Amoreggiano, Peer e Anitra, scambiandosi teneri sussurri d'amore e qualche grave parola di saggezza. Peer, estasiato, sentendosi davvero un imperatore, la issa sul cavallo bianco e galoppa, galoppa con lei verso il deserto. Prendi, o dolce Anìtra, tutti i miei splendori! Che felicità sapersi così profondamente amato! Monili, anelli, ori, vestiti, è tutto tuo! lo scendo di sella!Voglio condurre il corsiero come tuo schiavo!

 

PEER GYNT E ANITRA

Anitra

Lasciami, o ti mordo!

 

Peer

Piccola strega!

Dammi un grande dolore,Anìtra! Per un cuore che ama è dolce soffrire!

 

Anitra

Vuoi proprio un dolore?

 

Peer

Sì, perbacco!

Violento, ma corto... che duri solo due o tre giorni!

 

Anitra

Anitra obbedisce al Profetal... Addio!!!

 

E Peer restò a lungo come fulminato.

(Pausa)

Lontano, molto lontano, la piccola Solvejg lo aspetta ancora, lassù, nel paese degli avi e delle nevi: gli anni passano, ma lei lo aspetta ancora.


CANZONE DI SOLVEJG

Solvejg

Forse inverno e primavera passeranno, e poi l'estate e l'anno intero. Pure un giorno tornerai, lo so. E io ti aspetterò perché te l'ho promesso. Che Dio ti aiuti, dovunque il sole ti stia baciando! Che Dio ti allieti, se sei davanti a Lui! lo qui ti aspetto, finché tu sarai davanti a me! E tu aspettami lassù, dove ci incontreremo!

 

Peer, grave e meditabondo, si è spogliato degli abiti turchi ed è di nuovo tornato se stesso: in fondo la parte del Profeta non gli si addiceva. Meglio vivere da cristiani, rinunziare alle penne di pavone, fondare le proprie azioni sulla legge e sulla morale, essere se stessi, e alla fine avere corone sulla bara e discorsi sulla tomba. Essere se stessi? L'Io gyntiano? (con fervore) E' la moltitudine di fantasie, desideri e passioni... L'Io gyntiano è il mare di capricci, voglie, esigenze, insomma tutto ciò che gonfia il petto e fa ch'uno, Peer Gynt, viva. (con calma) Sta scritto, o fu detto, che se uno conquista tutta la terra ma perde "se stesso", cinge di corona una testa rotta. "Che tu avanzi o tu arretri, la via è ugualmente lunga; che tu vada o tu venga, la via è ugualmente stretta". Peer vuol tentare qualcosa di nuovo; un'impresa più nobile; uno scopo che valga la spesa. Decide di rimettersi in cammino: esplorerà il passato, studierà le grandi epoche del mondo, continuerà da scienziato il suo viaggio alla conquista di se stesso. (Breve pausa) In Egitto, davanti alla statua di Memnone eretta nella sabbiagli sembra di udire uno strano mormorio, un canto enigmatico, come se fosse quella... la musica del passato.

 

PEER GYNT DAVANTI ALLA STATUA DI MEMNONE

ATTO V

E gli anni passano. Lo scienziato Peer Gynt ha incontrato la grande Sfinge scolpita nella roccia, visitato il manicomio del Cairo, dove è stato acclamato "Imperatore dell'Io", cioè...del Nulla. Passano gli anni. Peer è diventato vecchio, ormai, la barba e i capelli sono grigi, il volto un po' indurito. E' venuto il tempo di tornare a casa.Tra i fiordi, a bordo di una nave nel Mare del Nord presso la costa norvegese, contempla i luoghi familiari, mentre il mare è in burrasca e la nave in pericolo.

(con tono epico)

.îuarda il giogo di Halling in tenuta l'inverno...Come si pavoneggia il vecchione nello plendore del tramonto! Suo fratello, il picco di ghiaccio, gli sta dietro di sghembo e porta sempre  gelido manto verdastro. La cresta di Folge invece è fine e delicata... stesa come una damigella su un etto di puro lino. Ehi, vecchi, non fate sciocchezze! Restate dove siete, picchi di roccia grigia!

 

RELUDIO (RITORNO A CASA DI PEER GYNT. SERA TEMPESTOSA SUL MARE)

Il temporale si avvicina. Cielo buio, nebbia e nubi pesanti. La burrasca cresce. Presenze fantomatiche, allucinazioni forse, circondano Peer.A riva, fra scogliere e frangenti, la nave fa naufragio e affonda in un silenzio spettrale. Ma ancora una volta la fortuna lo soccorre, e Peer si salva; oh, per questo stia pur tranquillo: non si muore a metà del quinto atto!

 

IL NAUFRAGIO

Scampato il pericolo, finalmente, nella grande foresta, Peer giunge presso una capanna con corna di renna sopra la porta. Cammina curvo, immerso nei suoi pensieri, raccogliendo cipolle selvatiche.

(Pausa)

E' un punto di vista. E il seguente dov'è? Bisogna tentar tutto e scegliere il meglio. Io ho fatto così... cominciando da Cesare fin su a Nabucodonosor. M'è poi toccato di ripercorrere la Bibbia, nonostante tutto. Il ragazzo dai capelli grigi ritorna verso la madre. E infatti sta scritto: sei uscito dalla terra. Quel che conta nella vita è riempirsi la pancia. Riempirla di cipolle? C'è poco gusto... meglio essere astuti e tendere qualche laccio. Il ruscello ha dell'acqua; non patirò la sete, e fra gli animali selvaggi sarò almeno il primo. Quando poi morirò - il che dovrà accadere un giorno - mi caccerò sotto un albero abbattuto dal vento, come l'orso mi ammucchierò addosso le foglie cadute e nella corteccia inciderò a lettere cubitali: "Qui giace Peer Gynt il galantuomo, imperatore di tutti gli altri animali". Imperatore? (Ride) Ah, vecchio cuculo che predice l'avvenire! Non sei imperatore; tu sei una cipolla. Adesso ti sbuccio, mio caro Peer! Non ti giova piangere e implorare. (Prende una cipolla e la sbuccia, un velo per volta) Ecco tolta la prima lacera pelle; è il naufrago alla deriva sopra un rottame. Ecco quella del passeggero, fine e sottile... però ha un tantino sapore di Peer Gynt. Più dentro c'è l'lo del cercatore d'oro; il succo è sparito, se c'è stato mai. Quest'altra buccia ruvida con la punta dura è il cacciatore di pellicce della baia di Hudson. Questa poi sembra una corona... tante grazie! La buttiamo via senza altri commenti. Ecco qui lo studioso di storia antica, breve ma solido. E qui il Profeta, fresco e succoso. Puzza di menzogna, come sta scritto, da far lagrimare gli occhi di un onest'uomo. Questo velo che si ripiega mollemente è il signore che viveva nella gioia e nel piacere. Il successivo sembra malato e ha macchie nere... il nero può indicare tanto il negro quanto il prete. (Strappa parecchi veli in una volta) Che quantità prodigiosa di pellicole! Non apparirà finalmente il nocciolo? Niente affatto, perdio! Fino al centro, non son che strati e strati... solo sempre più piccoli... La natura è faceta! (Butta via il resto della cipolla) Oh diavolo, non almanacchiamo! Chi va in giro soprappensiero rischia d'inciampare. Io d'altronde posso sfidare il pericolo... perché sono ben piantato sulle mie quattro zampe. E' davvero strano tutto questo trambusto! La vita, si può ben dire, è un po' come una volpe; e se s'allunga una mano per ghermirla, la volpe salta, e si agguanta qualcos'altro... o niente. (E' giunto vicino alla capanna, la vede e sussulta) Quella capanna? Nella foresta...! Ah! Mi sembra di averla già vista... Il cranio di renna al disopra della porta... Una sirena con la coda di pesce... Bugie! Niente sirene!... Chiodi...tavole...una serratura per guardarsi dalle fantasie dei coboldi...


CANZONE DI SOLVEJG NELLA CAPANNA


Solvejg

Tutto è pronto per la Pentecoste. Mio ragazzo adorato, sei tu ancora lontano? II tuo fardello è greve, prendi il tuo tempo: io ti aspetterò, come ti ho promesso.

 

L'una ricorda...e l'altro ha dimenticato. Egli ha tutto perduto... ed ella ha tutto custodito. Oh rigore! E il gioco non si può rifare! Oh angoscial... Era questo il mio impero! Fetore e putridume al di dentro; null'altro che un sepolcro imbiancato. Favola e sogno e morta sapienza sono la base della piramide: l'opera l'ascenderà, innalzandosi su per i gradini della menzogna. "Temere il rigore, fuggire il rimorso" sta scritto come un'insegna sulla sommità; e gli squilli di tromba annunciano: "Petrus Gyntus Caesar fecit!".

 

SCENA NOTTURNA

 

Peer

Ma cos'è questo pianto di bambini?

Pianto che sembra un canto?

E cosa sono questi gomitoli che mi rotolano davanti?

Mi ostacolate nel cammino!

 

I gomitoli (coro dietro la scena)

Siamo i pensieri che dovevi pensare. Dovevi darci piedini per camminare!

 

Peer

Uno ha visto la luce grazie a me, ma grazie a me è un mostro.

 

I gomitoli (c.s.)

Dovremmo volare nel cielo azzurro, invece rotoliamo, gomitoli di filo grigio.

 

Peer

Via, gomitolo maledetto! Fai lo sgambetto a tuo padre!

 

Foglie secche (c.s.)

Siamo le parole d'ordine che dovevi dettare! Vedi come ci ha ridotto l'inerzia: il verme ci ha consumate e mai ci siamo allargate a corolla intorno frutti.

 

Peer

Farete da concime.

Siate dunque contente: non siete al mondo se scopo.

 

Mormorii nell'aria (c.s.)

Siamo le canzoni che dovevi cantare. Ci hai soffocate e represse tante volte.Aspettavamo nel fondo del tuo cuore; mai ci hai chiamate. La tua gola è veleno!

 

Peer

Veleno è il tuo, strofa idiota! Non avevo tempo da perdere!

 

Gocce di rugiada (c.s.)

Siamo le lacrime che hai versato. Potevamo fondere il gelo del cuore. Ora l'aculeo è confitto nel petto, la ferita è chiusa, non abbiamo più potere.

 

Peer

Ho pianto davanti al vecchio di Dovre: e son s battuto lo stesso.

 

Steli spezzati (c.s.)

Siamo le opere che dovevi compiere. Il dubbio soffoca ci ha frantumate. Verremo tutte ad a sarti, il tuo ultimo giorno.

 

Peer

Ma non potete mettere a mio carico quello non ho fatto!

 

La voce di Åse (Solvejg)

Stai attento, rovesci la slitta! Ha nevicato tut giorno. Sono tutta inzaccherata.

Ma Peer, dov'è il castello? Il demonio ti ha stre col bastone preso nell'alcova!

 

Peer

Meglio andarmene di qua, se devo scontare i peccati del diavolo! I miei mi bastano.

 

Nel suo cammino Peer è arrivato alle soglie della fine. Ha incontrato uno strano personaggio, il Fonditore di bottoni, che - dice - vorrebbe rifonderlo nella massa giacché Peer non è riuscito né come peccatore né come onest'uomo, e gli ha dato appuntamento al prossimo crocicchio. Ha veduto il diavolo, che però non lo ha riconosciuto: come peccatore è ridicolo. Peer vorrebbe salire lassù, sul picco più erto; ancora una volta veder levarsi il sole, pascersi lo sguardo della terra promessa e a lasciarsi ricoprire dalla coltre di neve; vi si potrà scriver sopra: "qui non giace nessuno"; e poi... dopo...! Accada ciò che deve accadere.

 

INNO DI PENTECOSTE: "BENEDETTO SIA IL GIORNO"

 

Coro

Benedetto sia il giorno

in cui le lingue del Cielo

scesero sulla terra, acciaio fiammante!

Dalla terra al Cielo

l'erede del regno divino

canta nella sua lingua celeste.

 

e Oh! Dolore atroce, senza fine, tornare, entrare, ritrovare la casa.Vedere la luce, udire un canto di donna. Dimmi, Solvejg, dov'è stato Peer in tutti questi anni? Sai dirmelo tu? Se non lo sai, devo andarmene... e scendere nel paese delle tenebre.

Di' dunque ciò che sai. Dov'ero? Dov'era il mio lo vero, intero? Dov'ero col segno di Dio impresso in fronte? Taci. Son parole illusorie. Di questo fanciullo immaginario tu stessa sei madre. Mia madre! Mia sposa! Oh accoglimi, nascondimi nel tuo seno!

 

EPILOGO

 

NINNA-NANNA DI SOLVEJG

 

Voce del Fonditore di bottoni

Ci rivedremo all'ultimo crocicchio, Peer; allora...non dico altro.

 

Solvejg

Dormi, mio dolce bambino,

ti cullerò, ti veglierò...

Nel mio grembo ha ascoltato il canto,

con me ha giocato tutta la vita.

Ora vuole stare stretto al seno di sua madre,

che Dio lo benedica!

AI mio petto lo lascio riposare,

per tutta la vita. Ora è tanto stanco.

Dormi, mio dolce bambino.

Dormi! Dormi!

Ti cullerò, ti veglierò...

Dormi! Dormi!

Dormi.e sogna,

bambino mio!

 

Coro

Benedetto sia il giorno

 in cui le lingue del Cielo

scesero sulla terra, acciaio fiammante!

Dalla terra al Cielo

l'erede del regno divino

canta nella sua lingua celeste.


Piero Bellugi / Orchestra della Toscana
Fondazione Orchestra Regionale Toscana, Concerto di Pasqua