Arrigo Benvenuti: Folia per quartetto d’archi e clavicembalo

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Compositore atipico, eclettico ed estroso, Benvenuti è la figura meno codificabile fra quelle uscite dalla scuola dei musicisti fiorentini. Anch’egli, agli inizi, subì l’influenza di Dallapiccola, ma superò presto l’esperienza dodecafonica per orientarsi verso uno stile compositivo capricciosamente individuale, vivacemente estroverso, nel quale la componente gestuale (in senso lato teatrale) gioca un ruolo di primaria importanza e incide sulla stessa sfrenata libertà della ricerca linguistica e degli effetti strumentali.

Sotto questo aspetto Folia (emblematica già nel titolo) è una composizione caratteristica di Benvenuti. Scritta nel 1962-63 per la Società Cameristica Italiana, comprende cinque studi, numerati da 1 a 5, tutti della stessa durata. Non essendo prevista una partitura ma soltanto le parti staccate per i rispettivi strumenti, gli studi di ogni singola parte possono essere mescolati con quelli delle altre parti in un qualsiasi ordine di successione: ordine che spetta agli esecutori stabilire di volta in volta. Ciò determina delle differenze: e appunto  «diferencias sobre cinco estudios» è il sottotitolo del lavoro (al limite i brani possono essere ripetuti nella quantità consentita dalle possibilità di combinazione, come se si trattasse di un contrappunto rovesciabile a cinque). Ogni studio ha però anche carattere proprio: il primo è basato sulle intensità, il secondo sui glissandi, il terzo sull’agilità, il quarto sul vibrato, il quinto sulla percussione. Naturalmente queste caratterizzazioni sono tanto meno evidenti quanto più gli studi sono mescolati. Nelle note alle parti Benvenuti consiglia di limitare la durata di Folia a 10-12 minuti circa (ciò significa che ogni studio dovrebbe esser ripetuto una volta) e suggerisce di non escludere la possibilità di eseguire insieme ogni singolo numero, onde mettere bene in evidenza il carattere proprio e differenziato di ciascuno dei cinque studi.

Nella presente esecuzione il pianoforte, previsto accanto al quartetto d’archi nella versione originale, è sostituito dal clavicembalo, in un adattamento curato dall’autore stesso.

Firenze nel dopoguerra: aspetti della vita musicale dagli anni ’50 a oggi, Quattro concerti e una tavola rotonda, a cura di Leonardo Pinzauti, Sergio Sablich, Piero Santi e Daniele Spini.

Dalla collana Musica nel nostro tempo – documentazione e ricerche, Opuslibri, 1983.

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