Bayreuth

B

Eravamo stati facili profeti nel prevedere (vedi “”Il Giornale della musica”” di febbraio) che la guerra di successione per la direzione del festival di Bayreuth sarebbe stata all’ultimo sangue (dei Wagner). Dopo la decisione, presa a maggioranza dal consiglio della fondazione il 29 marzo, di designare Eva Wagner-Pasquier (55 anni, figlia ribelle dell’attuale patriarca in disgrazia Wolfgang) a partire dall’ottobre 2002, la reazione dell’irriducibile vecchio, polemicamente assente alla votazione, non si è fatta attendere. Wolfgang Wagner ha subito aggiornato supercool la sua homepage (www.bayreuther-festspiele.com), citando il suo contratto, nel quale è chiaramente indicato che il suo incarico è a vita e non può essere risolto che consensualmente. Contemporaneamente, quale atto di sfida, ha annunciato di aver definito la nuova produzione del 2003, Der fliegende Holländer (direttore Marc Albrecht, regista Claus Güth).Intanto i nemici politici, nelle persone del ministro federale tedesco della cultura e del suo collega bavarese, confermavano seccati che la data indicata per il cambio era ultimativa: in caso contrario avrebbero tagliato le sovvenzioni pubbliche al festival.
La situazione è paradossale e rischia lo stallo, come al gioco degli scacchi. Ma ciò non accadrà. Giacché quella della mediazione è l’unica strada possibile. E allora lo scenario che si presenta come più probabile è questo: Wolfgang accetterà di andarsene, ma alle sue condizioni, ossia un anno dopo e non prima di aver assicurato, se non all’attuale moglie Gudrun, almeno alla figlia Katharina un posto di rilievo nel futuro del festival. E non è escluso che in cambio chieda un’ultima grande regia autocelebrativa dell’addio (magari il nuovo Ring del 2006). Resta da vedere quanto è disposta a concedere Eva, donna insieme forte, esperta e concreta. L’unica che finora su tutta questa faccenda abbia taciuto, limitandosi a dire che le piacerebbe introdurre nella programmazione del festival anche le opere giovanili di Wagner, a cominciare dal Rienzi. Appunto, la tragedia dell’ultimo dei tribuni. Speriamo che a lei non tocchi la parte, in travesti, di Adriano.     

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