Münchner Philharmoniker, orchestra centenaria

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Con un concerto fuori abbonamento diretto da Sergiu Celibidache (solista nell’Imperatore di Beethoven Daniel Barenboim) si apre il 9 settembre la stagione del centenario dei Münchner Philharmoniker. Un’altra grande orchestra europea festeggia così il suo giubileo: oltre che con la musica, con una mostra sponsorizzata dalla Cassa di Risparmio di Monaco, con un convegno e un workshop permanente di video delle prove e dei concerti allestito al Gasteig.

I Münchner Philharmoniker sono l’orchestra sinfonica “ufficiale” di Monaco e la loro storia è strettamente legata alla vita della città, fin dall’inizio. A fondarli nel 1893 fu Franz Kaim junior, filologo e storico della letteratura, nonché figlio del creatore della omonima fabbrica di pianoforti, la “Hof-Piano-Forte-Fabrik F. Kaim und Sohn”. Per incrementare la vendita dei suoi strumenti, costui pensò di organizzare una serie di concerti nella Sala dell’Odeon, allora il cuore della vita musicale di Monaco; e non si accontentò di invitare pianisti e cantanti, ma volle mostrare la potenza delle sue “code” anche al cospetto dell’orchestra, chiamandone una appena nata da Norimberga, quella di Hans Winderstein.

Il successo dei “Kaim-Konzerte” fu tale da spingere il figlio dell’intraprendente commerciante, che era in realtà un uomo di cultura appassionato di musica, a creare una propria orchestra col dichiarato scopo di promuovere la nuova musica tedesca dell’avvenire; non solo; fedele al motto della ditta, “lotta seriamente e riuscirai gaiamente”, puntò subito in alto, e nell’annunciare la sua decisione spiegò anche quali sarebbero state le ambizioni dei “Münchner Philharmoniker”: «il nome sta a indicare che quest’orchestra intende entrare in nobile contesa con i Berliner, che grazie al loro direttore Hans von Bülow e alle loro famose tournées sono diventati la più rinomata orchestra sinfonica del momento». Affidata a Winderstein, suo primo Kapellmeister, l’orchestra debuttò il 14 ottobre 1893 all’Odeon, suscitando l’interesse della città che poi l’avrebbe stabilmente adottata e la gelosia di quella della Hofoper, che si vedeva per la prima volta minacciata da una seria concorrente.

Nei cento anni successivi i Filarmonici di Monaco hanno avuto periodi di splendore alterno, determinati soprattutto dalla personalità dei direttori che si sono avvicendati alla loro guida: da Ferdinand Löwe e Siegmund von Hausegger fino a Oswald Kabasta e Hans Knappertsbusch, per citare solo i maggiori. Ma da quando l’orchestra è passata nelle mani di Sergiu Celibidache, ossia da più di un decennio, la sua fama si è estesa, ben oltre le previsioni del suo fondatore, da Monaco a tutto il mondo. Il fatto che questa sia l’orchestra di Celibidache, l’unica o quasi che egli diriga, ne ha stabilito non solo l’identità ma anche la speciale qualità: frutto di una cultura del suono e dello stile che ha pochi paragoni nel grande repertorio classico e romantico. Votatisi interamente al severo custode di una tradizione antica, i Münchner si sono sempre più affinati in una disciplina insieme artistica e morale: rinunciando perfino, per volere del Maestro, alla fonte redditizia delle incisioni discografiche.

E sarà lui il protagonista indiscusso della stagione del centenario, ricca di appuntamenti e di importanti tournées. Non tutti i suoi programmi sono stati ancora annunciati, ma fra quelli noti spiccano almeno l’Ottava di Bruckner in settembre e il Requiem di Verdi in novembre, proprio al culmine dei festeggiamenti. E per una volta da tanta delizia non resteremo esclusi neppur noi: giacché Celibidache e i Münchner suoneranno a Salerno e Roma il 15 e il 17 settembre.

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